le sale del museo

Sala VII


Pinacoteca


Il nucleo più antico e prezioso dei dipinti esposti in questa sala venne custodito in Cattedrale in seguito alle vicende determinate dalla soppressione degli ordini monastici, decretata dalle leggi Siccardi nel 1866. Si salvò, allora, solo una piccola parte delle opere che componevano le collezioni private dei raffinati monaci benedettini. Spiccano due tavole trecentesche entrambe parti di polittici smembrati; la Sacra Famiglia, dipinto su tavola del greco Bernardino Niger, attivo a Catania nella seconda metà del Cinquecento. Egli è inoltre autore della celebre pala d’altare raffigurante il martirio di sant’Agata, posta sull’altare maggiore del Santuario di sant’Agata al Carcere.
All’ultimo decennio del Settecento risale invece il dipinto della Sacra Famiglia opera di Antonio Cavallucci, eseguito su commissione del benedettino Raffaele Leyva, parallelamente alla pala d’altare con San Benedetto e i Santi Placido e Mauro per la chiesa di San Nicolò l’Arena. Provenienti dal Palazzo Vescovile, le due tele con la Vergine incoronata e l’Eterno probabilmente frammenti di un’unica pala d’altare, sono testimonianza di un manierismo molto vicino alla lezione del Paladini.
Per il Seicento la lezione caravaggesca è testimoniata dalla tela raffigurante la Crocefissione, firmata e datata da Mario Minniti nel 1629. Questa insieme alla tela che si trova presso il museo civico di Castello Ursino costituisce la traccia per una più chiara ricostruzione del soggiorno di questo pittore nella città etnea. Allo stesso ambito caravaggesco appartiene il dipinto raffigurante il pentimento di San Pietro proveniente dalla chiesa di S. M. di Monserrato.
Sono esposte, inoltre, alcune opere inedite che evidenziano aspetti del panorama della pittura settecentesca a Catania nel momento in cui, completata la ricostruzione degli edifici, tutte le chiese si apprestavano ad adornarne gli altari con nuovi dipinti.
Risale a questo periodo l’Adorazione dei Magi di Luigi Borremans che sfrutta il successo ottenuto dal padre Guglielmo con i dipinti per la cattedrale voluti dal Vescovo Pietro Galletti. Il quegli stessi anni Olivio Sozzi esegue per la chiesa di San Giuseppe al Transito una tela con la Vergine, San Giovanni e la Maddalena ai piedi della croce, di cui esistono in città numerose varianti realizzate dallo stesso autore.
Esponente di una cultura locale più incerta, ma non priva di una certa grazia è il dilettantismo pittorico di Francesco Gramignani che nel 1784 firma il dipinto raffigurante santa Lucia. Ben altro vigore dimostra, e non solo per la formazione romana, Matteo Desiderato nel suo S. Isidoro Agricola che fa scaturire l'acqua, ricordato dalle fonti nella chiesa di S. M. della Palma.