le sale del museo

Sala II


Gli arredi argentei della Cattedrale.


La sala espone il tesoro della Cattedrale, nei suoi aspetti più antichi e significativi, sopravvissuti a vicende talora drammatiche, come il terremoto del 1693, che determinò anche la perdita o comunque la trasformazione di gran parte degli arredi preziosi. Nella prima parte della sala si espongono le opere più antiche cinque e seicentesche, mentre nella seconda parte sono distribuiti, raggruppati per provenienza – rispettivamente da botteghe catanesi, palermitane e messinesi – i preziosi arredi liturgici settecenteschi, realizzati dopo la ricostruzione conseguente al terremoto. A Paolo Guarna, protagonista della oreficeria catanese della seconda metà del Cinquecento sono attribuiti sia il braccio reliquiario di S. Giorgio da lui firmato e datato nel 1576, sia, verisimilmente, il busto reliquiario di S. Cataldo.
Essi costituiscono i due momenti più significativi, dal punto di vista artistico, della produzione di contenitori antropomorfi per l’esposizione al culto delle reliquie. Tale produzione caratterizza la committenza episcopale catanese fra Cinquecento e Seicento. E’ in questo periodo, infatti, che viene abbandonata progressivamente la realizzazione dei reliquiari a cassetta di ascendenza medievale, di cui ancora rimane un esempio nella cassetta reliquiario in ebano e avorio esposta nella stessa sala. Il primo quarto del Seicento e, in particolare, gli anni dell’episcopato di Ottavio Branciforte segnano una particolare attenzione verso la produzione palermitana di argenti. Si riferiscono a questo periodo infatti il leggio con lo stemma della famiglia Branciforte e il braccio reliquiario di S. Caterina. Tale attenzione per la produzione argentiera nella capitale dell’isola ritorna negli anni del vescovo Carafa, che dota il tesoro del prezioso calice in corallo, che unisce alla ricchezza cromatica la specificità dell’ornato sottolineata dalla presenza di figure di vescovi al piede. La ricostituzione degli arredi preziosi della Cattedrale, che inizia nel secondo decennio del Settecento vede la prevalenza delle commissioni ad artisti messinesi. Domenico Gianneri esegue, ad esempio, sia il completo di quattro candelieri per le messe ordinarie, sia il grande ostensorio con figura della Fede al nodo e due angioletti che portano le tavole della Legge al piede. Episodio finale del lungo predominio delle botteghe orafe messinesi è il monumentale repositorio eucaristico, opera dello stesso artista autore del braccio reliquiario di S. Euplio. Più esigua ed imitativa si dimostra la produzione catanese dove spiccano in particolar modo le opere di Giuseppe Di Mauro e Bartolomeo Bartolotta protagonista quest’ultimo della produzione orafa locale.